Durante il periodo critico della pandemia si sarebbero impossessati di un centinaio di tamponi per la rilevazione del Covid-19 riservati ai dipendenti di un’Asl di Napoli poi utilizzati per amici e parenti in cambio di 40 euro ciascuno.
E’ quanto ha scoperto i carabinieri del Nas del capoluogo campano che al termine di indagini coordinate dalla Procura (Seconda Sezione, reati contro la pubblica amministrazione, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno) ha notificato due infermieri fratelli gemelli in servizio presso l’Asl, una sospensione della durata di un anno dall’esercizio del pubblico servizio emessa dal gip.
I due fratelli – a cui gli inquirenti contestano i reati di peculato, falso ideologico e truffa – dopo avere praticato il tampone, hanno inserito nel database i reali nominativi dei loro “clienti” e questo ha consentito successivamente di rilevare che quelle persone non erano dipendenti dell’Asl. Indagando su questa vicenda i carabinieri del Nas di Napoli hanno anche scoperto che uno degli infermieri risultava in malattia mentre partecipava a un corso formativo in ambito sanitario.
“A dare avvio alle indagini proprio una denuncia alle autorità competenti effettuata dal direttore generale Ciro Verdoliva” si legge in un comunicato dell’azienda sanitaria locale partenoepa. In particolare, i sospetti erano nati dall’anomalo comportamento dei due dipendenti che avevano studiato un vero e proprio piano per aggirare i controlli della Direzione Strategica. Uno degli infermieri supportava in vari turni l’attività aziendale presso la postazione Frullone per l’esecuzione di tamponi con metodica molecolare in Pcr. Periodicamente, l’infermiere chiedeva di caricare tamponi non preventivamente registrati, attribuendo i tamponi a dipendenti del distretto sanitario di base 27 (Vomero – Arenella) dove lui stesso svolgeva le normali attività lavorative”. “Un escamotage – conclude la nota della direzione generale – che, tuttavia, non ha retto ai controlli posti in essere dalla Direzione Strategica e confermati dalla puntuale attività investigativa dei Nas di Napoli. A quanto pare – tra l’altro – i tamponi venivano eseguiti (previo compenso di 40 euro) in locali non idonei a persone che, naturalmente, nulla avevano a che vedere con la Asl Napoli 1 Centro”.
“Continueremo a denunciare ogni situazione dubbia. Questi episodi fanno male, ma la stragrande maggioranza dei nostri dipendenti si impegna ogni giorno per la salute dei cittadini”. continua il direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro Ciro Verdoliva. Con una delibera il direttore generale, lo scorso 15 gennaio, ha provveduto a sospendere dal servizio i dipendenti coinvolti e avviato il procedimento disciplinare.
Facendo riferimento a quel triste periodo, in piena pandemia, Verdoliva sottolinea che sono stati giorni durante i quali “ognuno di noi profondeva il proprio impegno per contenere il contagio. Fa male pensare che mentre la stragrande maggioranza dei nostri professionisti si impegnava a fare bene, qualcun altro ne approfittava per guadagnare sull’emergenza. Anche in quel periodo così intenso e complicato non abbiamo mai abbassato la guardia, abbiamo sempre denunciato e i provvedimenti di oggi ci dicono che abbiamo fatto bene. La macchina della giustizia ci assicura risultati concreti e noi abbiamo il dovere di adottare provvedimenti duri, perché siano da esempio per chi pensa di sfruttare il bisogno di salute delle persone per un proprio tornaconto. Non è la prima volta che l’Azienda subisce l’onta di malaffare, ma voglio ringraziare tutte le donne e gli uomini dell’Asl Napoli 1 Centro che invece, ogni giorno, rappresentano la buona sanità, lavorando con professionalità e passione, nonché tutti coloro che hanno profuso impegno nelle indagini”.