NAPOLI- Non esiste una mappa dei viadotti e dei ponti a rischio in Campania. In assenza di una anagrafe delle criticità, possiamo comunque stilare un elenco delle situazioni più complicate partendo da quella più vicina a noi. Nel Baianese, a Sperone, due ponti dell’autostrada A16, i cavalcavia numeri 20 e 22, sono sotto sequestro dal 5 giugno 2017 per problemi strutturali gravi secondo la Procura di Avellino. Il numero 22 a maggio è stato riaperto per una larghezza di 2,20 metri per consentire il passaggio di auto e trattori, visto che collega alla zona agricola ed industriale del paese. A Salerno a far paura è il ponte “Alfonso Gatto” perché ancora nessuno ha saputo dire quanto sia sicuro e stabile: lo studio di monitoraggio, il primo nei quarant’anni di vita dell’opera, commissionato dal Comune e iniziato il 2 maggio scorso, non è stato ancora consegnato dalla ditta incaricata a Palazzo di città. Tornando in Irpionia, sono 4 gli osservati speciali oltre i cavalcavia 20 e 22. Dallo scorso maggio, sono iniziate le opere di demolizione e ricostruzione del ponte di Parolise della statale 7 «Ofantina» che sovrasta l’abitato di quel centro. «Un intervento non più rinviabile», dice Anas. Chiusura temporanea a luglio, in via precauzionale, per il viadotto «Manna-Tre Torri» della statale 90 ad Ariano, per la presenza di segni di deterioramento. Ad aprile è venuto giù l’attraversamento della Sp 150 a Teora, a causa delle forti piogge. Manutenzione straordinaria del sovrapasso di Castel del Lago, nei pressi del casello di Benevento. Molto difficile la situazione a Napoli. Dalla rampa della Tangenziale di corso Malta, al viadotto dell’autostrada di San Giovanni che porta a via Marina, percorso ogni giorno da centinaia di tir diretti al porto, sono tantissimi i ponti e le sopraelevate di Napoli. Circa 30 chilometri di strade principali su 280 hanno caratteristiche autostradali: la perimetrale di Scampia, la statale 162 dir, la circumvallazione di Soccavo, il sottopasso di via Claudio, lo svincolo Tangenziale «Italia 90 Agnano». Ponti e viadotti sono in parte gestiti da enti pubblici, come il Comune o la Provincia, in parte da altri soggetti, come Tangenziale o Autostrade. Opere di alta ingegneria che necessitano di continue cure. Spade di Damocle di cemento armato sulle teste dei cittadini.