domenica, Aprile 6, 2025
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Gioielliere insospettabile aiutava boss Lo Russo nella latitanza

NAPOLI- Questa mattina è stata eseguita una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda nei confronti di Luigi Scognamiglio, gioielliere e titolare del noto marchio di  orologi “Calabritto 28”, con negozi nella centrale  zona Chiaia e Vomero,  ritenuto responsabile del reato di favoreggiamento personale  con l’aggravante del metodo mafioso.

In particolare all’indagato è contestato di avere favorito la latitanza di  Antonio Lo Russo, esponente di vertice dell’omonimo clan, oggi collaboratore di giustizia,  a sottrarsi alle ricerche ed ad eludere le indagini fornendogli assistenza logistica e materiale. In particolare l’imprenditore, durante il primo periodo della latitanza di Lo Russo, e sino al suo trasferimento all’estero, metteva a disposizione di quest’ultimo un’abitazione a Chiaia, fornendogli vitto, occupandosi di ogni sua esigenza personale tra cui la convocazione e l’accompagnamento di affiliati e della moglie, ed, infine, ospitandolo per un periodo, anche nella sua abitazione.

Le indagini – consistite nell’analisi delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia supportata dalla relativa attivitĂ  di riscontro –  hanno consentito, in particolare, di ricostruire il “vuoto” relativo al periodo temporale che va dal maggio 2010 – quando Lo Russo sfuggì alla cattura-  all’estate del 2010, epoca in cui veniva spostato all’estero proseguendo la latitanza fino al 15 aprile 2014, data in cui veniva arrestato a Nizza.

A far luce su tale periodo di “vuoto” è stato in primis lo stesso Antonio Lo Russo, che, all’indomani della sua scelta collaborativa, rendeva dichiarazioni, tra l’altro,   sulle persone che avevano favorito la latitanza, tra i quali, oltre che alcuni suoi uomini fedelissimi già tratti in arresto, Luigi Scognamiglio detto “Gigino Elite”, suo vecchio amico essendo originario della zona di Miano, il quale gli aveva messo a disposizione un’abitazione sita nel quartiere Chiaia, precisamente nei pressi del cinema Metropolitan, zona vicina ad uno dei suoi negozi in via Calabritto.

Le dichiarazioni rese da Lo Russo sono state confermate dalla moglie, Anna Gargano – sottoposta agli arresti domiciliari per il reato di estorsione in relazione alla vicenda della “imposizione del pane”, la quale ha dichiarato tra l’altro di avere piĂą volte incontrato il marito presso l’abitazione messa a disposizione da “Gigino Elite” che descriveva come “uno degli amici puliti di Tonino”. Ed in effetti il gioielliere, incensurato,  originario della zona di Miano aveva nel corso degli anni spostato la sua residenza nella zona di Posillipo e la sua attivitĂ  commerciale nelle zone Chiaia e Vomero.

Anche altri collaboratori di giustizia dell’area criminale Amato- Pagano,  gruppo al quale Antonio Lo Russo era legato non solo da affari relativi agli stupefacenti ma anche perché Cesare Pagano era stato suo testimone di nozze, avevano indicato Scognamiglio quale soggetto che aveva favorito la latitanza di Lo Russo.

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